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Il Collettivo Neuma presenta:


Sabato 1 settembre, ore 18.00 presso il Museo Civico - ex Chiostro dei Carmelitani, Carini (Pa),

la mostra fotografica di Massimilano Scuderi, STRUTTURE IN EMERGENZA, a cura di Fabiola Di Maggio.

L’evento è nel programma di Palermo Capitale Italiana della Cultura 2018.

 

 

 

Plinti accatastati, parallelepipedi ondulati, navi, origami, fari, salvagenti, mari, scorci di terre e borghi sono gli elementi iconografici che danno vita alle Strutture in Emergenza di Massimiliano Scuderi. Con le loro geometrie asimmetriche e astratte, in un gioco di forme e colori fiabeschi, questi dipinti esprimono la cifra stilistica dell’artista, la sua arte immaginaria, modulare e metamorfica del tutto riconoscibile. Le tele in mostra, dai forti contenuti ideologici, sono dei frame surreali di cronaca contemporanea, come si evince agevolmente dalle rappresentazioni delle due navi ONG Lifeline e Aquarius. Tuttavia, esse sono al contempo delle traiettorie di riflessione fantastica prive di ragguagli spazio-temporali, tanto arcaiche quanto futuribili, che attraversano la storia e tutte le storie di esodi, che la memoria umana non può e non deve dimenticare, per riflettere sul passato, sul presente e sull’avvenire in una prospettiva che faccia incrociare e dialogare i tempi, i luoghi e le loro proiezioni. Concetto chiave dell’esposizione è la parola “emergenza”. E questo per due ragioni. Da una parte, le configurazioni protagoniste dei quadri sono in emergenza perché si presentano come vere e proprie apparizioni che si stagliano in primo piano. Dall’altra, esse sono strutture di emergenza, ancore di salvezza (imbarcazioni, salvagenti, città portuali, fanali), possibilità minime e indispensabili per sfuggire alla morte certa causata dai naufragi o dai blocchi in mare indetti dalla meschina chiusura dei confini. Tema antropologico per antonomasia, la migrazione assume qui i tratti di una “iconologia della speranza”, dove la figura umana sognante è completamente mancante, ma la cui presenza proprio nell’assenza risulta più forte di una sua reale visibilità. L’aspettativa umana del salvataggio si carica così di un aspetto soprannaturale, un raggio divino dorato che attraversa molti di questi dipinti: una guida verso un porto sicuro, un filo aureo di solidarietà e di assistenza, il bagliore illimitato della fede tout court. In una crasi iconica tra l’umano, il disumano e il sovrumano Scuderi impartisce all’osservatore una lezione efficace mediante la sola messa in forma di strutture di resistenza creativa contro meccanismi di potere, fanatismo e intolleranza. Una sensibilizzazione grafica cha porta i segni di un linguaggio in apparenza semplice, fanciullesco, e perfino ingenuo, contro una bassa demagogia che innalza il vento dell’odio e dell’intolleranza nei confronti di un altro-ve ormai davvero fuori tempo e fuori luogo.
La curatrice
Fabiola Di Maggio

LocandinaSorgente

Il Collettivo Neuma presenta:


Sabato 7 luglio, ore 18.00 presso il Museo Civico - ex Chiostro dei Carmelitani, Carini (Pa),

la mostra fotografica di Michele Di Donato, METAPOLIS. La stasi della presenza nelle solitudini dello spazio, a cura di Fabiola Di Maggio.

L’evento è nel programma di Palermo Capitale Italiana della Cultura 2018.

Il reportage Metapolis, dal quale sono state scelte le ventiquattro fotografie in mostra, è stato realizzato da Michele Di Donato nei centri di Tratalias, nel sud della Sardegna, e di Murano, nella Laguna Veneta. «Set perfetti – scrive la curatrice Fabiola Di Maggio – grazie ai quali è stato possibile visualizzare, nell’ottica dell’artista, sineddochi iconico-spaziali, cenni emblematici al fascino del “Bel Paese”. Due isole, due metonimie, in coordinate geografiche opposte, per significare non solo la penisola, ma un senso del luogo isolato, staccato, che rispecchia perfettamente la condizione umana odierna: esseri solitari in mezzo a un mare di persone, come isole virtualmente connessi alle altre terre con le quali comunicare eppure, di fatto, distanti da tutti gli altri luoghi con i quali relazionarsi. In questa iconica stasi della presenza, giocata tra metafisica e realismo, niente è come appare. Nulla si conosce. Qualcosa si scorge e subito si perde. Tutto si immagina. Forme e contenuti si spostano sul nastro del tempo per approdare in uno stato post-storico, nei luoghi silenti di un immaginario teso e irregolare dove il potenziale e cosciente annullamento dell’uomo contemporaneo è in combinazione con le molteplici tessere di solitudine che compongono gli spazi più intimi e soggettivi, e gli spazi pubblici, delle poleis e oltre».
 

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